martedì 17 marzo 2009

Manifesti antistupri

Vi piace questo manifesto? A me piace. E' utile questo manifesto? Non credo.

Primo Tempo: Questo era il manifesto di Telefono Donna. Senza nulla togliere all'importante attività di Telefono Donna, credo che questo non sia un buon manifesto: una bella ragazza, con un richiamo esplicito alla religione cristiana, sia nell'iconografia del crocifisso, sia nella frase "chi paga per i peccati dell'uomo." La pubblicità in se è bella.
Associa la sofferenza di Cristo in croce che redime i peccati dell'uomo e si carica delle loro colpe, a quello che la società impone implicitamente alle donne stuprate in famiglia, silenzio e vergogna -caricarsi la colpa altrui-, solo il 4% di loro denuncia, mentre le altre soffrono senza che l'uomo che le ha stuprate paghi le proprie colpe.

Bella ma elitaria, non è adatta ad un ampio pubblico, sembra più una pubblicità creata per vincere qualche concorso, oppure è creata nell'ottica di dare scandalo e di conseguenza di rendere ancora più noto il servizio di Telefono Donna (azione comunque inefficace, perché il target a cui la pubblicità si rivolge, o meglio, il target che riesce a capirne il messaggio, non coincide con quello che generalmente subisce violenze dai familiari, sono due strati della società solitamente differenti, anche se delle sovrapposizioni, naturalmente, esistono).

Secondo Tempo: Che target e messaggio fossero calibrati o meno, poco importa, lo scandalo c'è stato: Maurizio Cadeo, assessore all’Arredo urbano di Milano, ha affermato: “respingo totalmente il contenuto che offende la nostra tradizione cristiana."
Respingere totalmente il contenuto, significa non comprendere su cosa si basa il linguaggio pubblicitario e credere che il riferimento fosse blasfemo, oppure significa che utilizzare una delle radici più antiche della nostra cultura, cioè quella cristiana-cattolica, è vietato. Il libero utilizzo di un patrimonio culturale, che in quanto tale è libero e di tutti, è vietato se non è conforme al pensiero dell'istituzione cattolica e del potere diretto ed indiretto che ne deriva.
O più banalmente turba l'associazione sofferenza-che-non-glorifica/sesso-religione/donna-cristo: meno male che la modella non era una negra.



Tempi Supplementari: In seguito dal comune è stato proposto un manifesto con una silhouette di donna che recitava: "la violenza non è mai giustificabile". Cartellone anonimo e quindi inutile, dove il corpo della donna è una silhouette, quindi negato, nascosto, come accadeva tempo fa, quando era la donna stuprata a doversi vergognare.
La violenza non è mai giustificabile? Un po' debole come messaggio, suona tipo: capisco che tu l'abbia stuprata, effettivamente guarda come era vestita, ma non ti posso giustificare.
Nascondere e sminuire non aiuta questa società, chi stupra una donna dovrebbe essere visto dalla società con occhio molto più severo, e soprattutto essere condannato a pene molto più lunghe.


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