venerdì 27 marzo 2009

Scontri in università




Nei giorni passati, in diverse università, ci sono stati scontri tra studenti di destra e studenti di sinistra. Evento piuttosto raro, la ragione questa volta sta tutta da una parte.
Ecco il caso dell'Università Statale di Milano, sede di via Festa del Perdono: L'Università Statale di Milano è politicamente suddivisa in studenti di destra (area AN), studenti di CL (area Forza Italia), studenti di sinistra (si potrebbe dire PD), in più c'è la componente autonoma (particolarmente slegata dalla rappresentanza politica interna ed anche slegata, in parte, dagli studenti, perché l'università è frequentata anche da autonomi non iscritti).
Gli studenti di destra (area AN) raccoglievano firme per impedire agli esterni l'ingresso non autorizzato in università, le motivazioni ufficiali erano legate ai furti e danni alle strutture, quelle ufficiose erano legate a motivi di propaganda pre-elettorale, ed al tentativo di "arginare" la presenza autonoma dei non-studenti all'interno dell'università.

Qualunque fosse il motivo, (e quello ufficiale è sicuramente sbagliato perché in una università pubblica si può accedere come liberi uditori) la raccolta di firme era fatta attraverso un banchetto regolarmente autorizzato, ed è stata disturbata/agitata/minacciata dagli autonomi.
Di seguito è intervenuta la polizia per dividere i due schieramenti che in passato si erano già scontrati, e l'intervento della polizia ha scaldato ancor di più l'aria solforosa.

Ciò che più colpisce, al di là della blanda ma fastidiosa illegalità del disturbare un banchetto, è l'ideologia che fomenta gli autonomi: gli studenti di destra sono visti senza una connotazione storico-politica attuale, sono genericamente fascisti e per loro non c'è nessuno spazio possibile né legale né illegale; il dialogo non viene cercato, l'attività politica all'interno dell'università non è importante, per gli autonomi la logica della relazione con la parte avversa è solo quella dello scontro fisico; la triste impressione è che questi autonomi vivano l'università come uno spazio di totale libertà (ma solo per sé stessi e chi non gli è contro) nel quale in parte proseguono alcune esperienze positive maturate nei centri sociali, ma in una parte non marginale fanno sfociare le tensioni di un'area politica il cui principale handicap è l'incapacità nel creare e gestire un confronto.

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