lunedì 13 luglio 2009

DDL sicurezza, articolo 1 lotta alla clandestinità


Che la presenza di immigrati clandestini in Italia sia un problema è innegabile. Un clandestino anche quando non commette un reato genera comunque una serie di problematiche legate ad una impossibilità e difficoltà di esercitare alcuni diritti e doveri.
Per tanto non mi sento di dare un giudizio negativo sulla parte principale dell'articolo 1, cioè il comma 16 che introduce il reato di clandestinità.
Ma se è vero che la clandestinità è di per se problematica è anche vero che tra i clandestini non ci sono solo criminali, ci sono anche persone assolutamente oneste che si trovano qui in cerca di una possibilità, e nel cercare questa possibilità aiutano le famiglie italiane, foraggiano le nostre pensioni, e tengono in piedi alcuni settori dell'economia italiana (esistono inoltre clandestini che sono o diventano tali non tanto per essersi intrufolati nei confini italiani, ma più per essersi persi nell'italica burocrazia).

Contrassegnare una situazione problematica e renderla reato è una scelta, non è un automatismo e non risolve una precedente lacuna, significa seguire una determinata strada (un esempio può essere la prostituzione, è una situazione problematica, ma renderla reato è una scelta non obbligata).
La domanda è: Questa strada è quella corretta?
Maggiori controlli e regole su ricongiungimenti, matrimoni fittizi e quant'altro sono norme positive. L'aumentata severità verso chi accumula guadagni sfruttando l'ingresso illegale in Italia è certamente positiva, lo stesso giro di vite su chi affitta abitazioni ai clandestini ha un aspetto positivo (che è però economico: più appartamenti liberi, meno introiti in nero, e più severità verso gli italiani ingordi che affittano a prezzi altissimi sfruttando le necessità dei clandestini) ed uno negativo (maggiori difficoltà per i clandestini di trovare casa) che si somma ad una serie di altri provvedimenti che in astratto seguono l'idea generale della lotta alla clandestinità, ma nella realtà non fanno altro che rendere più difficile la vita a quelle persone che sono sì clandestine, ma sono comunque oneste (ad esempio le spese per ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno quanto sono necessarie e quanto sono utili? Chi utilizza il permesso di soggiorno per stare in Italia e vivere di attività illegali avrà sicuramente più possibilità economiche di un clandestino povero magari perché onesto. In altra direzione invece va la rinuncia alla norma che avrebbe obbligato presidi e operatori sanitari a denunciare i clandestini).



Nuova domanda: Giusta o ingiusta che sia, questa strada è efficace?
Si riuscirà a spazzare via la clandestinità o forse numeri non indifferenti di clandestini onesti si troveranno costretti a gravitare attorno alla criminalità organizzata per continuare a coltivare le loro speranze di vita in Italia?
Non so dire se la logica dell'efficacia possa portare a questa norma, quello che però è evidente è che questa norma non nasce dalla logica dell'efficacia, ma da altre due necessità.
La prima è quella di risolvere la solitudine italiana e mediterranea nel far fronte ad una situazione problematica nei cui confronti l'Europa latita.
La seconda è quella di accontentare il protagonismo della Lega Nord e quindi populisticamente ed implicitamente il suo bacino elettorale intriso di razzismo.
Entrambe queste due logiche sono le stesse che hanno spinto il governo ad azioni sul filo dell'illegalità o addirittura illegali, cioè a praticare i respingimenti in mare per un problema che incide nel 15% degli ingressi clandestini (5% secondo uno dei massimi esperti di flussi migratori) in Italia, e parte non irrilevante di questo 15% ha diritto di soggiorno in Italia. Perché si sceglie una pratica tanto discussa quanto plateale? Forse perché l'azione via mare è una delle poche in grado di fermare uno dei tanti flussi ma anche l'unica che permette di vantare dei numeri.

Per concludere un commento sui centri di identificazione ed espulsione (Cie) e sui centri di permanenza temporanea (Cpt): 1 o 180 giorni non importa, non è degno per un paese civile che dei centri per immigrati diventino in alcuni casi dei carceri militarizzati teatri di violenze e abusi, nei quali non è permessa la visita di giornalisti, parlamentari dell'opposizione ed osservatori esterni.

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foto tratta dal "Trota Fun Club" su facebook, fondato da Claudio Sabelli Fioretti

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