venerdì 26 novembre 2010

Saviano e Fazio: pro-vita vs eutanasia (diritto di replica)



Vieni via con me, la trasmissione di Rai 3 ideata da Fazio e Saviano è ancora al centro della polemica, una polemica ovviamente strumentale, creata artificiosamente per far credere che le storie di dolore e amore delle famiglie di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby non siano semplicemente quel che sono, ma qualcosa di più, e quel qualcosa in più è negativo perché legato alla morte.

Le associazioni cattoliche che si definiscono "pro-life" ed alcuni politici dell'UDC chiedono che nell'ultima puntata di Vieni via con me vengano ospitate storie di persone che hanno scelto di non rinunciare alla vita nonostante la malattia.

Le questioni sono due, la prima marginale e la seconda assolutamente fondamentale:



- 1: Il diritto di replica:
La trasmissione ideata da Saviano e Fazio racconta delle storie, è un format narrativo, non è un programma di informazione, non è una tribuna politica, non è un programma di approfondimento, non è un talk show e quindi non è tenuta a concedere nessun diritto di replica.
Volete dire che il diritto di replica è un baluardo della civiltà? Bene, attendiamo lunghissimi servizi del TG1 dove ad ogni dichiarazione di sua Santità seguiranno repliche di personalità del mondo mussulmano, ebraico, protestante, animista, induista, ateo... Ah, non volevate questo? Volevate il diritto di replica solo in questo caso...

- 2: Il diritto di scegliere:
Se proprio confronto ci deve essere, che almeno sia ben calibrato:
La storia di Eluana e Piergiorgio (oltre alle vicende private) è la storia di un cammino esposto, messo sotto gli occhi di tutti proprio per mostrare e comunicare la difficoltà di scegliere il destino della propria vita rimanendo in un sentiero di legalità, senza scorciatoie conosciute e possibili (e noi che non siamo coraggiosi come Piergiorio siamo fortunati che queste scorciatoie esistano).
Ripercorrere la vita di Piergiorgio Welby non serviva a propagandare il diritto di morire, serviva a raccontare la drammatica e dolorosa vicenda di una persona che ha combattuto contro la fatica, il dolore e la malattia per aiutare la nostra società. Piergiorgio Welby ha deciso di non continuare a vivere, ma non è andato all'estero e non è ricorso a qualche medico (fortunati noi che esistono) che di nascosto lo facesse morire in silenzio: ha combattuto per mostrare a tutta la società italiana quali sono le difficoltà di chi è nella sua condizione, la sua è stata la battaglia epica di un eroe solo contro un potere enorme (quello dello stato e di una società schiavi della morale cattolica) chi invece combatte ogni giorno contro il proprio dolore e la propria malattia e vuole continuare a vivere nonostante tutto, fa una battaglia importante, rispettabile, ma combatte per sé stesso, non per tutti gli altri, non può certo salire su un palco e far valere un diritto di replica contro la vita di una persona che non è più presente.
Se proprio replica ci deve essere, non può che essere di altro tipo.
Piergiorgio Welby non ha lottato per imporci la sua visione, non ha lottato per dirci che tutti i malati devono decidere di non vivere, assolutamente no, ha affrontato la fatica, la stanchezza ed il dolore per il suo ed il nostro diritto di scegliere cosa fare del nostro corpo e della nostra vita, mentre chi andrà in trasmissione a sostenere la causa pro-life parlerà di vita, di coraggio, dirà di essere contro la morte, ma in realtà quelle parole significheranno solo che tutti i malati sono obbligati a vivere, non possono scegliere di dire basta quando il corpo urla di dolore e si trasforma in una prigione.


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