sabato 19 marzo 2016

Ciribiribì K: Le avventure del Dott.Szibowski


Eravamo io, lo Schlosser, D'Annunzio e Davide Marotta.
D'Annunzio ci raggiunse in piazza con due ore di ritardo. Si era recato da un gentiluomo in debito con lui per la somma di 300 euro, questioni legate, quanto pare, a dell'hashish nepalese. Il ritardo era dovuto alla refrattarietà dell'individuo, che non voleva restituire il denaro adducendo scuse quali la mancanza dello stesso, nonostante la questua del D'Annunzio fosse già da subito approdata al rituale del bloster che rotea nell'aria spezzando gli incisivi del poveretto, che barbarie. Non potendo ottenere quanto di sua proprietà D'Annunzio estinse il debito pro bono pacis appropriandosi del Booster di quel galantuomo; raggiungendoci così alle panchine in piazza.

Lo Schlosser era in uno stato allucinatorio-depressivo e bramava di recarsi in un locale da ballo chiamato Fluid, e ciò fu quasi motivo di scontro con il D'Annunzio, che lesto brandiva già il suo serramanico d'avorio intarsiato. La situazione era tesa, per questo motivo Davide Marotta diede ad ognuno di noi la metà di una pasticca di MDMA, proclamando a piena voce «fottiamocene del Fluid, vi porto io in un posto».
Passate tre ore di viaggio, tutti accomodati sul motociclo Booster giungemmo in un luogo ameno, che posso definire il più bello al mondo: il recinto dei minipony.

I docili animali si facevano carezzare il manto, ma sembravano impauriti dal D'Annunzio, dal quale si allontanavano il più possibile. Presi dal senso di comunione con quegli esseri non udimmo con precisione quanto declamava nel momento in cui decise di allontanarsi. Dopo quaranta minuti d'orologio D'Annunzio ritornò al recinto, ma senza unirsi a noi e senza proferire parola alcuna vi saltò dentro. Tra le mani aveva una sega da legna e con lo sguardo rapido mirò il minipony più morbidoso, lo raggiunse e lo segò in due. Fu un'operazione laboriosa ma il risultato, dovetti ammetterlo, fu apprezzabile, il taglio era preciso. Cotanto indaffararsi altrui mi diede un senso di fame, ed andai a procacciarmi un panino con cipolle e peperoni.



Tornato che era ormai l'alba mi avvidi che il D'Annunzio aveva completato la sua opera, segandoli tutti. Lo Schlosser ripeteva senza tregua che sentiva freddo in tutte le membra, finché si zittì nel tentativo di introdursi nel cadavere di un minipony a mo' di saccoapelo. In quel preciso momento una scolaresca in gita giunse al recinto. Alcuni minipony erano ancora vivi, e guardavano i fanciulli con i loro occhi grandi, colmi di tristezza, avrebbero tanto desiderato piangere per rendere più comprensibile la loro richiesta di aiuto. Ma la natura arcigna non li aveva dotati di ghiandole lacrimali né, tanto meno, di ali abbastanza grandi da sottrarsi a quel delirio darwinista volando via.

D'Annunzio allora si vide costretto ad improvvisare una lectio magistralis, motivando il suo gesto ed illustrando come Gesù Bambino lo avesse guidato quella notte. I fanciulli, che come è noto non sono avvezzi alle spiegazioni troppo accademiche, piangevano e vomitavano in grande stile. I minipony di fronte a cotante lacrime morirono di gelosia, ed essendo quelli gli unici esemplari conosciuti, posso dirvi che quello fu il giorno in cui si estinsero per sempre.

ps: Davide Marotta mi confidò che non corrisponde a realtà la credenza che i minipony abbiano il sapore di caramelle, si riferiva a qualcosa di simile a «carne cruda speziata frollata da tre settimane» ma è difficile ricordare con esattezza le parole, dato che era chinato sui cadaveri per strapparne a morsi la carne, e per di più, volgarmente, mi comunicava le sue scoperte senza guardarmi in viso.


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