giovedì 22 settembre 2016

Si può dire qualcosa di utile dopo il suicidio di Tiziana?


Una ragazza di 31 anni si è suicidata. Si chiamava Tiziana.
Io, di mio, non ho molto da dire sulla sua morte, ma questa vicenda ha molto da dire a tutti noi. Può sembrare macabro rimestare nella storia di Tiziana, morta da pochi giorni, per cavarne fuori qualcosa di utile, eppure mi sembra che sia così, mi sembra che qualcuno sia riuscito a mettere giù dei pensieri sensati, anche se sovrastato dal rumore di fondo degli insulti orribili e delle retoriche vuote. Quindi scriverò poche righe, preferendo far leggere chi, con metodi e punti di vista differenti, ha avuto qualcosa da dire:
Inizio io e poi seguono gli altri.

- Il colpevole, non si sa se del suicidio ma sicuramente dell'aver messo in moto questa storia, è l'idiota che ha deciso di rendere pubblico a tutti un video che era privato, ed è un colpevole che va cercato e condannato dalla giustizia. Ma non si possono perdere di vista tutti quelli che, in misure diverse, hanno alimentato le sofferenze di Tiziana (la legge italiana, i media in cerca di click, chi ha trasformato Tiziana in un meme), tra questi la categoria che meno capisco e che meno sopporto è quella degli uomini che prima si son masturbati guardandola per poi darle della troia, insultandola perché emblema della donna libera sessualmente.
Questa categoria di persone mi sembra che sfugga all'analisi di Leonardo Tondelli ("la colpa non è dei bigotti" ultimo link, tra i più interessanti), forse non sono propriamente loro i bigotti, li incaselliamo in un'altra definizione? Segaioli-bigotti? Chiamiamoli moralisti-ipocriti (chissà quanti sono, magari sono pochi e si notano perché sono molto fastidiosi, soprattutto quando esultano al grido di "una troia in meno"), però questi moralisti-ipocriti fanno parte di una categoria più ampia (nella quale in piccola parte mi ci metto anche io), quella di chi non è a proprio agio con l'idea di una donna totalmente libera al pari di un uomo, ripeto e sottolineo, totalmente libera. Per me, è evidente quanto la nostra cultura sia ancora maschilista (maschilismo nutrito sia da uomini che da donne), perché, tra sacche di oscurantismo e vette illuminate, c'è un grado sopportabile di libertà femminile che non è pari a quello maschile, e spesso, proprio quando i due gradi differenti di libertà si fanno più simili, a rimarcarne la differenza c'è proprio la sessualità, che diventa una linea di confine, e non più un punto d'incontro.
- Filippo Facci su Il Post ricostruisce tutta la vicenda, dai video alla sentenza che nonostante ne riconosca le ragioni, la costringe a pagare 18.225 euro + iva di spese processuali.
- Un resoconto più specifico e stringato lo fa Manuela D’Alessandro su Gli Stati Generali.
- Leonardo Bianchi su Vice presenta una panoramica sconfortante sulle reazioni a caldo (che quelle a freddo tanto non ci saranno mai), e riesce a fare un po' di ordine tra i tanti pensieri automatici e stupidi prodotti da media, esperti ed utenti dei social.
- Linus  e Peter Gomez su il Fatto Quotidiano hanno riflettuto sul loro contributo alla diffusione della notorietà di Tiziana, ci si aspettava un po' di più, ma ognuno può giudicare il grado di sincerità o "paraculaggine" dei due, mentre altri giornali vanno sereni in discesa e senza freni (e forse senza pilota), verso la raccolta di più click possibili, menzione d'onore a Libero che, per fare un figurone, usa un fotogramma del filmino porno come immagine dell'articolo "Internet è un inferno".
- Selvaggia Lucarelli esercita la legge del contrappasso, prende un post disgustoso di un omuncolo che gioisce della morte di Tiziana, ne pubblica lo screenshot e gli da una lezione pratica di notorietà sul web.
Davide Forth F. le scrive: Selvaggia mi pongo un dubbio: ritenere parte del web feroce e per questo legalmente punibile ma poi utilizzarlo allo stesso modo per punire un decerebrato, in termini etici, non ti fa sentire un po' incoerente con la tua etica? Mi spiego meglio: a me pare che è come se si parlasse negativamente della pena di morte e poi la si utilizzasse nel caso in cui essa si ritiene, per noi, foriera di giustizia. Cordialità
Io rispondo: Ciao Davide, devo dirti che la tua domanda è molto interessante, io ad esempio non ci avevo proprio pensato in questi termini. Si tratta sempre di dileggiare pubblicamente una persona, ma forse in questo caso di questo signor Foglia, si può dire che "se l'è andata a cercare". E sottolineo il forse. Ci sono talmente tante differenze tra lui e la ragazza per la quale gioisce nel sapere del suo suicidio che mi sembra si meriti questo trattamento. Differenze che vanno dalla generale disparità di trattamento tra uomini e donne alla specifica differenza tra dire cazzate pubblicamente e fare sesso privatamente. Per farla breve quel video doveva rimanere privato perché era un gioco tra due amanti e non è stata lei a renderlo pubblico, il signor Foglia ha scelto consapevolmente di dire pubblicamente cosa pensa di lei e delle donne.
Davide risponde: Sai Manuel io penso che le idee siano a prova di proiettile tanto per citare un film molto bello (V per Vendetta), il cui titolo in qualche modo, dal mio punto di vista, rappresenta questo post. Sono totalmente d'accordo con tutte le cose sopra citate, il sessismo più o meno strisciante nella nostra società, o l'infamia nel mandare nel virtuale una cosa privata. Qui però non si tratta di capire se meriterebbe o meno il dileggio, che ognuno di noi può ritenere più o meno giusto, quanto se chi lotta contro la gogna mediatica poi la utilizzi per i propri scopi, giusti o sbagliati che siano. Personalmente non mi dispiaccio per questo personaggio dalla natura emotiva pari a quella di una pietra, ma mi pongo lo stesso paradossale dubbio di Pierpaolo Ranieri: è se dovesse uccidersi anche questo? Non bisogna non pensarci solo perché è una ipotesi remota e fuori dai possibili e supposti parametri ideali di questo decerebrato.
Io rispondo: Condivido i tuoi dubbi. Dire una stronzata in pubblico e venire deriso è diverso da scrivere una stronzata su un social in modalità pubblica. Il tema del public shaming ( anche quello nei confronti di gente che viene distrutta per pensieri o frasi indelicate sui social) è molto trattato all'estero. Qui un bell'articolo riassuntivo http://www.ilpost.it/2015/02/14/justine-sacco/
Io non so bene che posizione prendere.
Selvaggia Lucarelli però non risponde a Davide.
- Matteo Lenardon su Medium scuote il giornalismo italiano cercandogli addosso i fatti, cerca ovunque, ma trova solo opinioni sterili.
- Leonardo Tondelli scrive che la versione che incolpa bigottismo e moralismo imperanti in Italia non lo convince e continua scrivendo anche altro in un post molto interessante.

Aggiunti in seguito:
Salvatore Merlo sul Foglio.

Iscrivetevi alla pagina Facebook per avere contenuti extra e rimanere aggiornati. Su Youtube spiego in modo semplice cose complicate, giuro. Su Instagram ho un atlante liquido simmetrico e se non avete idea di cosa sia va bene così, neanche io lo so. Seguite qui tutti i miei progetti (se vi annoiate ci sono tante foto strane in bianco e nero).

Nessun commento:

Posta un commento

Dimmelo