mercoledì 4 luglio 2018

Un mese di governo LEGA-M5S (Parte 1 – il M5S)


Si può giudicare l’operato di un governo in un solo mese? No, ma questo esecutivo è nato con gli slogan e con questi sta tracciando un percorso che già da subito ha molto da dirci, basta solo guardare la direzione a cui tutto tende.

L’M5S ha fatto cadere il velo, e si mostra per quello che è, un partito come gli altri.

La trasparenza mancante, le dirette streaming sospese, figure non elette e con lauti stipendi pubblici come Claudio "ByoBlu" Messora e Rocco Casalino, gli iscritti che votano ed i dirigenti che non rispettano le scelte della base sono dati di fatto evidenti da anni. Ora il M5S si è spogliato dei suoi ultimi mantra.
Il premier Conte è uno sconosciuto “votato da nessuno”. L’alleanza con Lega è stata chiamata “contratto di governo” per mascherarsi dietro ad un giro di parole e poter andare al governo dopo anni in cui promettevano che loro, diversi da tutti gli altri, non avrebbero fatto alleanze con nessun vecchio partito. Di Battista addirittura giurava che avrebbe lasciato il Movimento in caso di un’alleanza con la Lega.

Il contratto di governo è stato giustificato dal M5S come un passaggio necessario per superare l’ostacolo della legge elettorale creata per sfavorirli, ma questo non è corretto, con qualunque legge elettorale, anche quella proposta da loro stessi, non ci sarebbe stata una maggioranza sufficiente per formare un governo. Il vincolo dei due mandati è tenuto in vita artificialmente, ma verrà abbattuto con pochi problemi se si dovesse tornare a nuove elezioni (se Mattarella avesse sciolto le camere ed indetto nuove elezioni, la XVIII legislatura si sarebbe conclusa e Di Maio e tutti gli altri parlamentari avrebbero dovuto andare a casa essendo concluso il loro secondo mandato, in previsione di questo scenario nessuno nel M5S ha ricordato l’esistenza del vincolo a loro tanto caro).
Rimane l’utopia della democrazia diretta sventolata fieramente con lo slogan 1 VALE 1, ma anche questo è uno slogan vuoto e nessuno all’interno del M5S sembra rendersene conto.

L’associazione Rousseau gestisce la piattaforma di voto, consultazione e comunicazione del M5S; oltre alle donazioni volontarie dei militanti, l’associazione si finanzia con 300€ mensili versati obbligatoriamente da ogni parlamentare. I due statuti, quello del M5S e quello di Rousseau sono costruiti per rendere inscindibile il legame tra queste due entità, ma non solo, i parlamentari possono essere espulsi e multati fino a 100mila euro; ci sono procedure per sfiduciare il Capo politico (Di Maio) ed il Garante (Grillo), ma è impossibile sfiduciare Davide Casaleggio che di Rousseau è presidente, tesoriere ed amministratore unico. La sostanza è che 1 vale 1, tranne Casaleggio che è intoccabile, e questo ribalta tutta l’ideologia della democrazia dal basso del M5S.

La creatura di Casaleggio padre&figlio si è comportata come negli appalti al ribasso: per penetrare in un sistema chiuso (la politica italiana), ha fatto un’offerta al ribasso (niente rimborsi elettorali e dimezzamento degli stipendi), per ritagliarsi una fetta di mercato/potere e guadagnare tramite i soldi pubblici (il finanziamento obbligatorio all’associazione Rousseau) che secondo alcune stime frutterà circa 3 milioni di euro per ogni legislatura (senza calcolare le donazioni), soldi che attualmente non si sa come vengano utilizzati.

Questo è il M5S oggi, non poteva essere molto diverso, perché in più di 10 anni di Grillo in politica l’obiettivo principale è stato sempre lo stesso, azzerare le capacità critiche del proprio elettorato. Grillo ha messo in evidenza gli sprechi, le storture ed i meccanismi marci della politica italiana, gli stessi che i politici tenevano ben nascosti, ma nel successivo percorso Grillo si è presentato come la figura del salvatore d’Italia (vedi Mussolini, vedi Berlusconi, figura sempre amata dagli italiani), ha individuato dei nemici facilmente identificabili (la casta dei politici) e nel tempo ha allargato la schiera dei suoi bersagli ad alcuni dei contrappesi del potere politico (i giornali ed i giornalisti, i sindacati, le cariche istituzionali dello stato, etc.), percorrendo quindi una strada che sembrava essere parallela a quella del partito unico, il M5S si proponeva come l’unica soluzione ai problemi dell’Italia.

Nel panorama dipinto dal M5S, quindi, esistevano solo loro e tutti gli altri, gli inesperti ma onesti contro i furbi approfittatori; in mezzo c’era il bacino elettorale, chi doveva ancora svegliarsi ed aprire gli occhi contro chi era già redento ed aveva accolto la parola salvifica di Grillo. Il M5S è cresciuto grazie a questa narrazione che creava una visione d’insieme facile da leggere, nella quale ogni problema aveva un colpevole. Concetti già masticati e digeriti diventavano slogan facili da assimilare, la realtà complessa veniva sistematicamente ultrasemplificata per farla rientrare a perfezione nella narrazione buoni vs cattivi, e la terminologia più usata era quella della guerra, dello scontro, della fatica e del sangue che gli onesti erano pronti a versare per un bene superiore nella loro epica lotta del piccolo contro il feroce e grande potente.

Dieci anni di questa comunicazione abilmente orchestrata hanno sterilizzato la capacità critica di gran parte della base del M5S. La base del M5S, che era già a suo agio con complottisti di ogni tipo, anche i più assurdi (Sibilia che nega lo sbarco sulla luna, Basilio convinta che esistano le sirene ma gli americani le tengono nascoste) è stata abituata a credere ciecamente ad un comico-salvatore, ed ora continua a credere agli alti prelati del Movimento anche quando sovvertono le sacre regole scritte e ripetute all’infinito come mantra.


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