giovedì 11 ottobre 2018

La destra e le violenze della polizia sono collegate?


Durante il processo per la morte di Stefano Cucchi, uno dei carabinieri indagati ha ammesso che Stefano è stato violentemente picchiato ed ha accusato altri due carabinieri a processo con lui di esserne responsabili. Lo ha riferito oggi il pubblico ministero Giovanni Musarò. Se il pestaggio ci sia effettivamente stato e sia stato mortale sarà la giustizia a stabilirlo. Rimanendo a distanza dagli eventi che ruotano attorno alla tragica morte di Stefano Cucchi si può usare questa notizia come punto di partenza per un altro percorso, in modo da leggere in controluce temi che si trovano troppo spesso uno accanto all'altro, senza ordine e senza spazi di riflessione; i temi sono tre:
Il reato di tortura al quale si oppongono Salvini e gran parte della destra italiana, la vicinanza tra destra e forze di polizia, gli eccessi di violenza delle forze dell'ordine.

L'opposizione al reato di tortura espressa dal Ministro Salvini e da altri esponenti della destra italiana, è dipinta come una posizione pragmatica in favore e difesa delle forze dell'ordine, ma in realtà è soprattutto espressione di un sentimento politico utile a prendere una posizione forte e netta per strumentalizzarle, creando una divisione nel dibattito, così da inglobare una categoria di lavoratori ed una parte dello Stato all'interno di un'area politica definita, in questo caso, appunto, la destra.

La sinistra invece rimane a guardare, incapace di superare i propri tabù, ha mostrato scarso interesse per le forze dell'ordine e le forze armate, e quando lo ha fatto è stato quasi sempre a livello istituzionale e non politico, tanto che dal 1968 in poi si fa fatica a citare altri che non siano Pasolini ed il suo «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti».

La vicinanza tra destra e forze armate e di polizia è sia storica che culturale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale vennero azzerate le gerarchie fasciste, e le milizie partigiane vennero integrate nei corpi di polizia, ma sotto il Ministro Scelba ci fu un rapido cambiamento ed una riorganizzazione che servì a diluire la presenza della sinistra nella polizia militare, soprattutto nella Celere (poi trasformata nei Reparti Mobili). Scelba cercava in questo modo di reagire con fermezza alle frequenti tensioni ed alle proteste di piazza dei lavoratori, e preparava questi apparati dello Stato a possibili tensioni di scala molto maggiore durante la Guerra Fredda. Da questo momento in poi la sinistra e le forze armate e di polizia sono state culturalmente distanti, fino ad arrivare alle manifestazioni del G8 di Genova nel 2001, dove l'espressione di un movimento antiglobalista, anticapitalista e tendenzialmente di sinistra è stata repressa con violenza, repressioni a volte disorganizzate altre volte pianificate, ma sempre brutali, riconosciute come atti di tortura dalla Corte europea dei diritti umani.

Se è vero che ci sono ragioni storiche e culturali a far sì che la destra sia più vicina a chi nello Stato è chiamato ad avere ed esercitare il monopolio della violenza, è anche vero che la sinistra non ha fatto nessuno sforzo per allentare questo legame. L'impressione è che la sinistra abbia vergogna e paura di certi temi e concetti. La bandiera, la nazione, la patria, il sacrificio, il coraggio, la forza, la violenza quando necessaria, sono lasciati a totale disposizione della destra, che se ne appropria, ne fa un bottino politico, uno strumento di propaganda e di aumento del consenso.


Se arrivati a questo punto dell'articolo vi state chiedendo cosa abbiano a che fare la destra con gli abusi e le violenze della polizia, vi state ponendo la giusta domanda. La risposta è che in realtà non hanno nulla a che fare, le ragioni che in Italia spingono la destra a difendere a priori la polizia sono storiche e culturali, ma non sostanziali, in tutto il mondo infatti la polizia è un’istituzione che cerca maggiore autonomia per risolvere i problemi senza sottostare a troppi vincoli e controlli. Nelle parti sfortunate del mondo le forze di polizia sono delle milizie con diversi gradi di autonomia se non delle vere organizzazioni criminali parallele allo Stato. Nelle democrazie invece, costituzioni e leggi regolano queste pulsioni, grazie ai vari pesi e contrappesi che bilanciano le diverse funzioni statali.

Negli Stati Uniti, ad esempio, dove tra Repubblicani e Democratici non c'è un'eccessiva disparità nella vicinanza a militari e polizia, la violenza delle forze dell'ordine è un problema enorme con una media di mille persone uccise ogni anno. Numeri così elevati sono dovuti a problemi specifici degli USA. Una tendenza recente ma costante è l'aumento dei reparti SWAT ed il loro utilizzo in operazioni ordinarie, tendenza collegata alla militarizzazione delle forze di polizia (anche in piccole città tranquille e periferiche), che acquistano dal Pentagono le eccedenze di armi e veicoli da guerra dell'esercito. Mentre da sempre, la grande diffusione delle armi da fuoco, gli alti tassi di criminalità tra le minoranze nere ed ispaniche, il razzismo e le disparità sociali, sono la ruota motrice di un meccanismo impazzito, oliato e perfettamente funzionante che fa girare i sui ingranaggi nel verso sbagliato, tutto questo lo si può vedere ed ascoltare nei 4 minuti e 5 secondi del video This is America di Childish Gambino / Donald Glover.

Le violenze delle forze di polizia sono presenti sotto qualunque regime e sistema economico, che sia capitalista, socialista, comunista, che sia teocratico o che sia uno dei tanti regimi laici con vertici militari dei paesi musulmani.

Tornando alle democrazie ed all'Italia, la situazione non è drammatica come in altri paesi ma non è certo buona, se è vero che i morti dovuti alle brutalità delle forze dell'ordine sono pochi questo non significa che non manchino abusi e violenze. Dopo il G8 di Genova e dopo gli scontri a Roma del 15 ottobre 2011 c'è stato un miglioramento nella gestione delle manifestazioni, sono cambiate le strategie ma si è anche diffusa la coscienza, tra agenti e funzionari, che in piazza si è costantemente filmati e fotografati, cosa che purtroppo non succede durante arresti ed interrogatori, durante il fermo in questure e caserme (per non parlare della detenzione in carcere), cioè quando siamo Stefano Cucchi, persone prese in custodia dallo Stato, se per errore o per reale colpa, piccola o grossa, questo non importa e non deve essere importante, in quel momento lo Stato deve tutelarci in ogni modo, non si può essere picchiati, feriti, violentati, torturati o uccisi dallo Stato, e non si può neanche morire o lasciarsi morire quando siamo presi in custodia dallo Stato.

Se le forze dell'ordine rimarranno ostaggio di una parte politica, riformarle sarà più difficile, e di una riforma c'è gran bisogno. Devono essere pagate meglio e selezionate meglio, soprattutto sotto il profilo psicologico, formate con maggiore serietà sulle implicazioni etiche derivanti dal loro lavoro. Devono aumentare trasparenza e strumenti di verifica. L'obiettivo deve essere quello di rendere agenti e funzionari meno isolati dal contesto sociale e civile nel quale operano, il rispetto per le gerarchie e la solidarietà tra agenti non possono trasformare le forze dell'ordine in un’istituzione corporativa, che spesso tende a nascondere le violenze ed a coprire i colpevoli.

La strada è lunga, e prima di percorrerla bisogna trovarla.


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