mercoledì 16 gennaio 2019

In Flanders Fields di Berlinde De Bruyckere - (Capire l'arte contemporanea)



Ci sono 3 cavalli, contorti, rovesciati in terra, sono in mostra alla Fondazione Prada.
Cosa rappresentano, e perché sono completamente ricoperti di pelle?

Lo spiego nel primo video della serie "Capire l'arte contemporanea".


I tre cavalli sono sculture a grandezza naturale, parte di un'opera intitolata In Flanders Fields (Nei campi delle Fiandre).
Il titolo dell'opera prende il nome dal museo che l'ha commissionata, che a sua volta prende il nome da una poesia del 1915, scritta da John McCrae, medico e soldato canadese, impegnato nella seconda battaglia di Ypres.
I versi di In Flanders Fields diventeranno celebri in tutto il mondo, ed il museo di Ypres dedicato alla Prima guerra mondiale prende da qui il suo nome.

Nel 2000 il museo ospita in residenza un'artista belga, Berlinde De Bruyckere, che inizia la sua ricerca e nell'archivio, tra la documentazione fotografica delle battaglie, trova alcune immagini di cavalli morti.
L'artista è colpita da quelle immagini, capisce che quei corpi animali possono essere un veicolo potentissimo per parlare della guerra.

Se pensiamo ai cavalli della pittura e della scultura, sono quasi sempre legati a condottieri, battaglie e scontri, si può quindi parlare di guerra attraverso l'arte ed i cavalli perché c'è un'eredità storica e culturale che si è stratificata dentro di noi. Berlinde De Bruyckere ha preso questo immaginario e lo ha ribaltato, letteralmente.


A parte il mito della Caduta di Fetonte (Michelangelo), i cavalli della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, quelli appesi di Cattelan e quelli deformati dalla loro stessa forza di Marino Marini, gli altri, anche quando nitriscono o sono imbizzarriti (come in Leonardo, David, Géricault, sono sempre possenti e maestosi.
I cavalli di Berlinde De Bruyckere invece non sono monumentali, hanno volumi aperti ed asimmetrici, non sono fieri e possenti, hanno forme scomposte congelate in pose contorte,
però hanno forme potentemente scultoree, lo si percepisce da come sono disposte, da come i volumi si relazionano tra loro, da come occupano lo spazio.
Sono talmente scultoree da non essere più rappresentazioni di animali, ma rappresentazioni di rappresentazioni.
Nelle opere di Berlinde De Bruyckere la superfice delle sculture è fondamentale, queste tre sculture sono completamente ricoperte da una superfice di pelle equina, un involucro che non risparmia nulla: zoccoli, occhi, bocca, narici, orecchie, tutto ricoperto, ed è qui, sulla superficie di queste sculture che si chiude il cerchio.

Perché la pelle, cioè la superficie dell'animale vivo, è il punto di contatto tra cavallo e uomo, ma se la pelle diventa involucro coprendo tutto il corpo, allora quel corpo sarà muto, cieco, sordo, sarà un corpo chiuso che non comunica, è la separazione dell'uomo dal cavallo a causa della guerra.
In Flanders Fields allora è un'opera che parla sia della guerra sia della scultura, nello specifico della scultura equestre. L'artista prende questa tradizione visiva e la ribalta, il cavallo non è più insieme all'uomo ed è portato fuori dal contesto della guerra, del comando e dello scontro.

Eppure In Flanders Fields è anche un'opera che parla anche e soprattutto della guerra, lo fa con un altro ribaltamento, parla della guerra senza mostrarla, senza mostrare l'uomo che la guerra la crea e la combatte, lo fa mettendo in mostra dei cavalli ciechi, sordi, muti, li separa, li isola da tutto il resto, (non sono neanche feriti, perché una ferita sarebbe un punto di contatto, una porta tra il dentro ed il fuori, una comunicazione tra interno ed esterno).

Di fronte a quest'opera lo spettatore è chiamato a riflettere e decidere se questi cavalli sono animali isolati, imprigionati nel buio e nel silenzio, o se invece questo isolamento serve a proteggerli dall'uomo stesso.

Titolo: In Flanders Fields
Artista: Berlinde De Bruyckere
Anno: 2000
In mostra: Sanguine – Luc Tuymans on Baroque
Milano, Fondazione Prada, fino al 25 Febbraio 2019


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